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Nessun uomo è un’isola

Il documentario “Nessun uomo è un’Isola” è un viaggio in Europa, dal Mediterraneo alle Alpi, dove scopriamo uomini e donne che lavorano insieme per far vivere localmente lo spirito della democrazia e per creare il paesaggio del buon governo. Dagli agricoltori della Cooperativa Le Galline Felici in Sicilia agli architetti, artigiani e funzionari delle Alpi svizzere e del Vorarlberg in Austria, tutti fanno politica a partire dal loro lavoro e pensano a sé stessi come a un destino comune.

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Martedì 24 settembre al cinema Sala Ratti di Legnano sarà possibile assistere gratuitamente alla proiezione di “Nessun Uomo è un’Isola” di Dominique Marchais, documentarista, già critico cinematografico del magazine francese Les Inrockuptibles. Il film prende il suo titolo da un poema di John Donne dell’inizio del XVII secolo*e vuole tracciare un parallelo tra lo spazio geografico, il continente e il genere umano. Natura e politica si uniscono, indagando il possibile emergere di una popolazione europea, persone che lavorano sugli stessi problemi, scoprono le stesse attitudini e che hanno un orizzonte comune.Il film mette quindi in relazione situazioni locali molto contrastanti, con delle culture politiche e dei contesti economici molto diversi tra loro, che però sembrano convergere.

*Nessun uomo è un’isola, intero in sé stesso. Ogni uomo è un pezzo del continente, una parte della terra. Se una zolla viene portata via dall’onda del mare, la terra ne è diminuita, come se un promontorio fosse stato al suo posto, o una magione amica o la tua stessa casa. Ogni morte d’uomo mi diminuisce, perché io partecipo all’umanità. E così non mandare mai a chiedere per chi suona la campana: essa suona per te. – John Donne.

I luoghi visitati

A Siena l’affresco del Buono e del Cattivo Consiglio di Ambrogio Lorenzetti ricorda i principi di giustizia, equità e bene comune, che devono essere la fonte di ispirazione per ogni governo. A Vrina, nel cantone dei Grigioni nelle Alpi svizzere, gli abitanti hanno reso il loro villaggio un modello di sviluppo locale dove l’architettura viene in soccorso dell’agricoltura con edifici in legno, adattati ad un’attività moderna. Il Vorarlberg, all’estremità occidentale dell’Austria, sfrutta le sue ridotte dimensioni e la sua condizione di frontiera con un’architettura ecologica essenziale e a ridotto impatto energetico, che ha contribuito all’emergere di una cultura politica partecipativa. In Sicilia alcuni coltivatori di arance della cooperativa “Le Galline felici”, inserendosi nei circuiti dei Gruppi di Acquisto Solidale, riescono a sfuggire alle imposizioni della grande distribuzione e mettono in piedi una rete che da Catania si estende a dimensioni europee.

Queste comunità resistenti sono esempi di come lavorare in rete possa apportare ricchezza e valore al territorio e rappresentare una opportunità di sopravvivenza; Gasabile è particolarmente orgoglioso che in questo documentario venga raccontata la splendida storia di Galline Felici, realtà che sostiene da molti anni.

Trailer del film: http://www.kitchenfilm.eu/kfilm/nui/trailer.html

Regia e Sceneggiatura: Dominique Marchais. Cinematografia: Claire Mathon, Sébastien Buchmann. Suono Mikaël Kandelman, Emanuele Giunta, Marc von Stürler. Montaggio: Jean-Christophe Hym. Missaggio Mikael Barre. Una produzione Zadig films – Mélanie Gerin e Paul Rozenberg. Con la partecipazione di TV5 Monde, CNC, Ministère del la Culture et de la Communication-Direction générale des patrimoines, Con il sostegno di Régione Ile de France. Sviluppato con il sostegno di Région Basse-Normandie La Procirep. Distribuzione in Italia Kitchen Film.

Il regista

Già critico cinematografico di Les Inrockuptibles, Dominique Marchais nel 2003 ha diretto “Lenz échappé” (Lenz scampato) liberamente ispirato al racconto di Georg Büchner. Da molti anni lavora sulle relazioni tra paesaggio e politica attraverso la forma del cinema documentario. “Le temps des grâces” (Il tempo delle grazie), stato dell’arte sui luoghi della modernizzazione agricola, costituisce la chiave di volta “storica” di una ricerca sulla Francia rurale contemporanea di cui “La ligne de partage des eaux,” (La linea di divisione delle acque), inscritto nel bacino della Loira per ritrarre un certo stato del paesaggio francese, costituisce la chiave di volta “geografica”. Filmografia 2003 Lenz échappé – cortometraggio Festival di Vendôme 2004 – Premio speciale della Giuria Festival international del corto metraggio di Clermont-Ferrand, Festival del film corto di Parigi Entrevues, Festival di Belfort 2010 Le Temps des grâces Festival international del cinema di Locarno Stati Generali del documentario, Lussas Entrevues, Festival di Belfort 2014 La Ligne de partage des eaux Festival international del cinema di La Roche-sur-Yon Entrevues, Festival di Belfort 2017 Nul homme n’est une île Entrevues, Festival di Belfort 2017 – Grand Prix

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La rivincita di Casale Monferrato: documentario e dibattito

Sabato 11 maggio alle ore 21 presso l’auditorium di Rescaldina
Ingresso libero. Con il patrocinio del Comune di Rescaldina.

Gasabile organizza la proiezione, seguita da dibattito, di
“La rivincita di Casale Monferrato”: il documentario-inchiesta sulla resilienza della città che combatte contro eternit e amianto

L’amianto non è un problema del passato.
La storia di Casale Monferrato riguarda anche il nostro territorio: la Lombardia è infatti una delle regioni italiane con più siti pubblici (oltre 24.000) e privati (più di 180.000) ancora da bonificare

Dopo oltre 20 proiezioni in tutta l’Italia: da Torino a Roma, passando per L’Aquila, Salerno, Lamezia Terme, arrivando anche in Canada, Gasabile (Gruppo d’Acquisto Solidale del legnanese) porta nell’Alto Milanese “La rivincita di Casale Monferrato”, il documentario-inchiesta che racconta il riscatto di un’intera comunità che non si è arresa all’ingiustizia della multinazionale Eternit, ancora sotto processo. Sarà presente la regista Rosy Battaglia, il legale processi amianto Avvocata Laura Mara, con la moderazione di Mattia Fratus di Riplive.it.

Casale Monferrato, là ove c’era Eternit, la più grande fabbrica di cemento amianto in Europa, ora ha il Parco EterNot, restituito alla cittadinanza, e si appresta a diventare, entro il 2020, la prima città in Italia e in Europa, senza amianto. Un esempio anche per la Lombardia, una delle regioni italiane con più siti pubblici (oltre 24 mila) e privati (oltre 180 mila) da bonificare, secondo il rapporto ‘Liberi dall’amianto’ di Legambiente.  La nostra regione conta inoltre un alto numero di vittime del tumore raro causato dalle fibre di amianto, il mesotelioma: come hanno ricordato Cgil, Cisl e Uil sui dati del Registro mesoteliomi della Regione Lombardia: sono stati 6.000 i casi di mesotelioma pleurico verificatisi tra il 2000 e il 2016, e le previsioni parlano di 11.274 malati nel periodo 2000-2029.

“La rivincita di Casale Monferrato” è stato realizzato con il contributo straordinario dell’Associazione Familiari e Vittime dell’amianto (AFEVA ONLUS) di Casale Monferrato, con il Patrocinio e il contributo del Comune di Casale Monferrato, grazie a 174 produttori dal basso, cittadini e associazioni da tutta Italia con il crowdfunding promosso da Banca Popolare Etica su Produzioni dal Basso.

In mezz’ora di riprese sul campo inedite, Rosy Battaglia – giornalista d’inchiesta, presidente di Cittadini Reattivi e ideatrice del progetto “Storie Resilienti” – ha raccontato attraverso le voci dei protagonisti, gli ultimi quattro anni di Casale Monferrato dal 2013 al 2017. “La sceneggiatura è stata scritta dagli eventi e da una città non si è arresa al dramma causato dall’amianto di eternit, attraverso la cultura, la memoria, le bonifiche, la cura di chi soffre”.

 

Il trailer del doc-inchiesta https://www.youtube.com/watch?v=V5yeeS3M6Gk

La pagina Facebook ed eventi https://it-it.facebook.com/larivincitadicasalemonferrato/

Il sito di Cittadini Reattivi https://www.cittadinireattivi.it

 

Una produzione dal basso dei Cittadini Reattivi

La rivincita di Casale Monferrato
documentario-inchiesta di Rosy Battaglia
regia e riprese Rosy Battaglia
montaggio e grafica: Marco Balestra

musica originale: grazie a Assalti Frontali per aver concesso l’utilizzo di “Asbesto”
musica in CC: Let’s Start at the Beginning di Lee Rosevere
durata: 29 minuti

 

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Gasabile fa festa a Impatto Zero

Per la festa di Gasabile, quest’anno siamo stati accolti dagli amici della Contrada Baggina di Canegrate, che hanno partecipato alla cena condividendo la loro bellissima struttura.

Per divertirci e allo stesso tempo mantenere alta l’attenzione sul tema della sostenibilità ambientale, abbiamo deciso di organizzare una FESTA ECOSOSTENIBILE adottando tutti quegli accorgimenti utili a produrre meno rifiuti e inquinamento possibili; queste le indicazioni di massima che ci siamo dati

  • Car sharing: condivisione dei mezzi di trasporto per ridurre il numero di auto
  • Divieto assoluto di portare piatti, bicchieri e posate del tipo usa e getta
  • Portare bevande in bottiglie di vetro.
  • Bere acqua rigorosamente del sindaco, servita in caraffe di vetro o plastica rigida riutilizzabile.
  • Portare tovaglioli e tovaglie in stoffa
  • Nella preparazione dei piatti da condividere, scelta di prodotti a km 0 e senza imballaggi

A fine festa abbiamo pesato i rifiuti prodotti, e questo è l’importante risultato ottenuto, che fa riflettere su quanto il mondo potrebbe migliorare se tutti facessimo più attenzione:
4,23   gr. procapite  per l’indifferenziata,
5,8     gr. procapite  per la plastica,
1,2     gr. per la carta,

Quanto all’umido prodotto, è stato dato a una coppia di gasisti per nutrire le loro galline, si trasformerà quindi in fertilizzante organico.

Non male eh?

ecco alcune foto della nostra festa

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Radici nel Fiume: un po’ per gioco e un po’ per passione

Ecco il resoconto della visita fatta da Tiziana e Silvia alla cooperativa Radici nel Fiume di Somma Lombardo, per conoscere da vicino le attività di questa realtà sociale con la guida di Paolo Rusconi, uno dei soci storici di Gasabile impegnato in questo progetto.

coopAltoQuello che ti accoglie arrivando alla Comunità di Maddalena, sede della cooperativa Sociale Radici nel Fiume ONLUS,  è uno scenario bucolico: una natura serafica e rigogliosa immersa in un silenzio meditativo, vecchie cascine restaurate adagiate sul ruscello, il Ticino che scorre paziente nel suo letto di pietre. Un immagine ben lontana da quelle che erano le origini di questo luogo incantevole: una colonia agricola di brughiera, impervia, inaccessibile e respingente, i cui abitanti erano soprannominati Scavalca boeut, “salta cespugli” perché, oltre che a vivere, non era così facile nemmeno raggiungere questo luogo.
Ora ci accompagna una strada spianata e una bellissima giornata di sole primaverile. Paolo, che lavora in questa realtà coadiuvando le attività della cooperativa, ci racconta la sua storia, la sua missione, ci fa esplorare i luoghi, ci fa mescolare tra le persone che la vivono tutti i giorni.

La cooperativa Radici nel fiume nasce come estensione delle attività dell’ANFFAS, l’Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale,  e della comunità residenziale “Maddalena” gestita dalla sede ANFFAS locale.

La cascina, che ospita sia la comunità che la cooperativa, è un antico edificio restaurato che fino agli anni ’60 era sede degli alloggi operai manifatturieri e che successivamente è stata poi ceduta all’ANFFAS.

Se la comunità, che attualmente ospita stabilmente 16 persone con disabilità e senza famiglia e che offre anche un servizio di centro diurno per chi viene da fuori, è una realtà consolidata e storica, l’attività della cooperativa nasce solo 20150327_130618 (1)dieci anni fa. “Tutto è nato un po’ per gioco” ci spiega Paolo “avevamo un piccolo orto, degli alberi da frutto e abbiamo iniziato a produrre conserve con quello che la natura ci offriva. Quella che era un’attività marginale è diventata poi un progetto di cooperativa di tipo B, che ora dà lavoro a dieci persone di cui 4 svantaggiate (2 sono residenti, mentre gli altri vengono dall’esterno)”.

Le attività della cooperativa e della comunità sono formalmente separate, ma si intrecciano nei loro intenti ed obiettivi, abbracciando la filosofia di avvicinare le persone per creare un senso di comunità e integrazione, un posto aperto a tutti che promuove l’incontro e la solidarietà.

20150327_130630Dal frutto del lavoro della cooperativa nascono diversi trasformati alimentari (liquori, conserve, marmellate ecc) che partono da materie prime biologiche e la cui la stessa trasformazione è garantita bio. “Oltre ad essere biologici, sono anche sani. Ad esempio le marmellate sono prodotte con una bassa quantità di zucchero idi canna biologico dal commercio equo e solidale. Le ricette? Sono nate dal nostro estro e dalle nostre sperimentazioni culinarie” puntualizza Paolo con una punta di orgoglio.

Oltre all’alimentare,  anche graziosi manufatti di ceramica e produzioni artigianali in carta naturale, che esprimono la creatività e la passione delle persone che li creano. Con l’arrivo della bella stagione, la cooperativa e la meravigliosa cornice del Parco del Ticino, si animano in occasione di diverse attività ed eventi organizzate da Radici nel Fiume, come ad esempio la festa di “Buono e Giusto”, attraverso le quali si intende promuovere uno stile di vita solidale, sostenibile e aggregativo.

Si perde facilmente la cognizione del tempo in questo luogo che sembra un po’ fuori dal mondo, dopo un pranzo veloce in compagnia degli amici della comunità e della cooperativa e una lunga chiacchierata con Paolo, è tempo di salutarci, portando a casa una piacevole esperienza e un po’ della pace di questa località.

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Inceneritore ACCAM: anche Gasabile sostiene la riconversione in Fabbrica di Materiali

Si dibatte sulle sorti dell’impianto di incenerimento Accam, sito nel Comune di Busto Arsizio, che smaltisce i rifiuti non differenziati per un consorzio di 27 comuni nell’area del basso varesotto e dell’alto-milanese. Quando l’inceneritore nacque 40 anni fa rappresentò un elemento di novità nel trattamento dei rifiuti offrendo un’alternativa alla pratica della discarica, una soluzione ad oggi però non più attuale, ma obsoleta e cara sotto diversi punti di vista. L’inceneritore con le sue emissioni ha contribuito infatti in maniera sensibile al peggioramento della qualità dell’aria e dei livelli di inquinamento, sommandosi ad altri fattori già presenti nella zona.

In questi ultimi tempi, essendo scaduta l’autorizzazione dell’impianto, diversi Comuni e Associazioni del territorio stano proponendo la sostituzione dell’inceneritore con un sistema di trattamento a freddo dei rifiuti per recuperarli anziché bruciarli. La riconversione dell’inceneritore a Fabbrica dei Materiali sarebbe non solo meno costosa di un eventuale rifacimento dell’inceneritore (si stima un investimento di 13 milioni contro i quasi 40 milioni per il revamping), ma sopratutto più sostenibile dal punto di vista ambientale e della salute della popolazione.

Gasabile e le quasi 200 famiglie da cui è costituito, portavoce di uno stile di vita orientato al consumo critico e alla riduzione dell’impatto sul pianeta, ha voluto richiamare l’attenzione dei Sindaci dei Comuni limitrofi che, anche non figurando come soci di Accam, sono comunque interessati dal destino dell’impianto. L’amministrazione comunale ha il dovere, infatti, di tutelare la salute della cittadinanza e di mettere in atto ogni accorgimento utile alla salvaguardia della stessa.

Come scriviamo nella lettera che abbiamo inviato ai Sindaci: “L’ipotesi che auspichiamo prefigura una scelta alternativa all’incenerimento orientata a privilegiare quelle innovazioni tecnologiche che vanno in questa direzione, consapevoli che è oggi possibile massimizzare il trattamento di riciclaggio dei rifiuti in percentuali oltre il 90%.”

La soluzione di conversione a Fabbrica del Materiali, sarebbe inoltre in linea con le direttive europee che richiedono l’attivazione di un’economia circolare, favorente il recupero delle materie dai rifiuti, diversamente dalla scelta del revamping, che risponderebbe ad un mero interesse particolare ed entrerebbe in contrasto con le strategie europee, italiane e regionali.

Coloro che hanno in mano le sorti di questo impianto hanno l’opportunità di operare una scelta sostenibile, economica, rispettosa dell’ambiente e della salute dei cittadini e ci auguriamo che la nostra iniziativa possa fungere non solo da ulteriore stimolo, ma anche da presa di coscienza da parte della popolazione stessa.

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“Ombre sul commercio equo”? Agices risponde alle accuse pubblicate su Africa


AGICES, l’Assembla Generale Italiana del Commercio equo e solidale -che raggruppa la maggior parte delle organizzazioni del fair trade italiano-, risponde in merito alle accuse contenute in un servizio della rivista “Africa”

Milano, 26 settembre 2014 – “Ombre scure”, “seri dubbi”, “presunti risultati insoddisfacenti”. Gli esiti di una ricerca del Fair Trade Employment and Poverty Reduction (Ftepr, istituito dal Dipartimento per lo sviluppo internazionale inglese) pubblicata a fine maggio scorso avrebbero messo in discussione i principi cardine del commercio equo e solidale. O meglio: lo avrebbero fatto in due Paesi, Etiopia e Uganda.

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Il periodico “Africa” ha riportato a settembre alcune sintetiche conclusioni del rapporto. Compensi bassi, condizioni di lavoro peggiori di quelle riscontrabili presso società non legate al fair-trade, ricorso al lavoro minorile. Il tutto con alcune immagini di prodotti del commercio equo -compreso un calendario- che con i Paesi “incriminati” nulla hanno a che spartire. Riso thay, tè nero, un cadeau natalizio.

Sta di fatto che il richiamo ha dato il “la” a un serrato dibattito sulle reali differenze tra la filiera dei prodotti delle botteghe del commercio equo e quella dei contenuti degli scaffali del supermercato. Determinando il solito cortocircuito logico caro alla grande distribuzione: l’eventuale eccezione dell’universo equo conferma la regola del carrello. “C’è ancora da fidarsi?”, la domanda laconica di “Africa”. “Siete davvero sicuri di aiutare i piccoli produttori del sud del mondo acquistando i prodotti equosolidali?”, ha proseguito il periodico.

“In Italia -ha scritto l’autore dell’articolo- la vicenda è passata sotto silenzio”.

Da allora però sono stati diversi i rilanci del titolo dell’approfondimento di Africa -“Ombre sul commercio equo”- ma pochi quelli attenti alle parole di chi, come Agices (253 botteghe, oltre mille lavoratori e 83 milioni di euro di fatturato), in quel mondo si ritrova immerso.

Vittorio Leproux, membro del direttivo di Agices, contribuisce a diradare le “ombre scure”: “Ben vengano le critiche avanzate da osservatori indipendenti, possiamo senz’altro migliorare, purché non si generalizzi e non si banalizzi lo straordinario patrimonio di valori e di persone rappresentato dal commercio equosolidale».
“Ho letto il rapporto, non ho motivi di pensare che sia stato condotto male. Tuttavia i ricercatori hanno preso in esame solo due nazioni, Etiopia e Uganda: un campione piuttosto circoscritto. Altri studi, ben più articolati, come quelli condotti dall’Università di Roma Tor Vergata o dall’organizzazione Oxfam, hanno valutato sul campo gli effetti del commercio equo, giungendo a conclusioni molto diverse. Ciononostante, il rapporto mette in luce alcune criticità che non voglio sottovalutare. Ci tengo poi a sottolineare come Agices in Italia rappresenti le organizzazioni di Commercio equo e solidale il cui rapporto diretto con i produttori costituisce un’ulteriore garanzia rispetto alle sole certificazioni di prodotto. Non conosco direttamente le realtà oggetto dell’indagine, ma una delle cause potrebbe essere il fatto che commercio equo agisce spesso nelle regioni più povere e svantaggiate dei Paesi. È naturale che i produttori locali abbiano mezzi economici più modesti rispetto a realtà più solide e grandi dislocate in zone maggiormente sviluppate. Gli stessi autori della ricerca invitano a non sottovalutare questo aspetto. Non nego che ci possano essere delle falle nel sistema. Ad ogni modo, credo fortemente nell’ulteriore garanzia data dalle organizzazioni di Commercio equo e solidale, e dal loro essere in partnership diretta con i produttori (e non basarsi solo sulle certificazioni di prodotto). Mi sento quindi di rassicurare i consumatori, rinnovando l’invito a sostenere e a credere nei valori del commercio equo e solidale”.

“È periodico questo attacco generalizzato al mondo al mondo del commercio equo e solidale -aggiunge il presidente di AGICES, Alessandro Franceschini- sulla base di esempi mal paragonati. Certamente tutto il processo è migliorabile, e la risposta sta ancora una volta nel non ridurre il commercio equo ad una mera relazione commerciale. Secondo il nostro medello e la nostra visione  si deve trattare piuttosto di una relazione tra organizzazioni, il cui lavoro è reciprocamente garantito”.

Per leggere l’intervista completa: http://equogarantito.org/2014/09/26/ombre-sul-commercio-equo-agices-risponde-ad-africa/

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Alimentazione e ambiente

Giovedì 10 aprile alle 21, presso la sala consiliare del municipio di San Giorgio su Legnano, si terrà l’ultimo incontro del ciclo “Proteggiamo l’ambiente… salveremo l’uomo”.

La serata, dal titolo Alimentazione e ambiente, vede la partecipazione di GASABILE, di Slow Food e dell’Ecoistituto della valle del Ticino ed è dedicata all’impatto ambientale dell’alimentazione umana. Dal trasporto dei prodotti alle risorse necessarie a coltivare, allevare, trasformare, dall’uso di pesticidi e sostanze inquinanti al problema degli imballaggi, quali scelte possiamo compiere per nutrirci rispettando l’ambiente?

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Integrale è meglio! Il riso

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Proprietà e cottura

Il riso integrale, rispetto al riso bianco, è molto più completo perché contiene il doppio del fosforo e del manganese; più del doppio del ferro, il triplo di vitamina B3, il quadruplo di vitamina B1 e quasi 10 volte di vitamina B6.
In più, è ricco di benefiche fibre. Ma cuoce in almeno 45 minuti…
Per risparmiare tempo ed energia (nostra e del fornello), proviamo a prepararlo così, ricordandoci che il riso va lavato accuratamente.
Questo metodo vale per tutti i tipi di riso integrale: da quello tradizionale bianco a quello rosso e nero, integrali o semilavorati.

Quindi:
•    Dosiamo il riso con una tazza.
•    Laviamolo sotto il getto dell’acqua fredda in un colino.
•    Versiamolo in una pentola – meglio con il fondo pesante – aggiungendo 2 parti e 1/2 di acqua per ogni parte di riso: ad esempio, per una tazza colma di riso dosare 2 tazze colme e 1/2 di acqua.
•    Stiamo attenti col sale, perché il riso integrale è già molto saporito.
•    Copriamo con un coperchio che tenga bene, portiamo a bollore e continuiamo la cottura per 10-15 minuti.
•    Spegniamo la fiamma, il riso continuerà a cuocere anche senza fuoco, sfruttando il calore dell’acqua e assorbendola a mano a mano.

Quando sarà l’ora del pasto, potremo consumarlo freddo come contorno o scaldarlo sul fuoco per qualche minuto, aggiungendo ingredienti a scelta (condimenti, spezie, ceci, funghi o qualunque cosa vi passi per la testa).

Questo tipo di cottura ci consente di effettuare la prima fase della cottura in poco tempo, per esempio durante la prima colazione, e quando torneremo a casa troveremo il nostro riso già pronto.

Se invece preferite i metodi classici:

(1). Il metodo base consiste nel fare asciugare in una casseruola 1 cucchiaino di sale grosso, aggiungere 1 cucchiaio di olio d’oliva e una tazza di riso integrale sciacquato sotto acqua corrente. Una volta insaporito il riso, aggiungete 2 o 3 tazze di acqua (2 per un riso al dente, 3 per un riso morbido), chiudete con un coperchio che sigilli bene e fate cuocere per 50/60 minuti.

(2). La pentola a pressione fa risparmiare tanto tempo agli amanti del riso integrale perché permette di cuocere esattamente come nel sistema 1 riducendo il tempo di cottura a 25 minuti. Si consiglia di usare soltanto 2 tazze abbondanti di acqua.

(3). La terza alternativa è il forno (riso pilaf) in cui potete infilare la pirofila con il riso, il sale e 2-3 tazze d’acqua (quantità come sopra, ma senza olio) dopo averla portata in ebollizione sul fornello e chiusa poi con un coperchio. Il forno deve essere preriscaldato a 200°C e la cottura dura 45 minuti circa. In questo caso potete aggiungere condimenti, verdure o legumi direttamente nella pirofila.

Questi consigli sulla cottura del riso integrale arrivano da Alessandra, di Gasabile.

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GASABILE al Tuttonatura di Legnano

 Torna l’appuntamento primaverile con il Tuttonatura di Legnano, mercatino organizzato dal Circolone allo scopo di promuovere i piccoli produttori che operano nel rispetto della natura e del lavoro e l’acquisto consapevole.

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Oltre alle bancarelle di alimentari biologici e oggetti di artigianato ci sarà il consueto spazio delle associazioni, e anche per questa edizione GASABILE ci sarà, a presentare l’associazione, le attività e il nostro modo di intendere un’economia alternativa, a partire dal consumo critico e solidale. Noi soci di GASABILE ci alterneremo al banchetto e saremo ben contenti di fare quattro chiacchiere con chiunque voglia avvicinarsi al mondo dei GAS. Ci sarà anche la possibilità di essere “Gasisti per un giorno”, facendo un ordine di frutta e verdura di prova.

Vi aspettiamo!
A Legnano, sulla piazza Mercato (davanti al Parco Castello),
domenica 16 marzo, dalle 9 alle 19.

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Abiti puliti

Quello dell’abbigliamento è uno dei settori nei quali è più difficile reperire articoli prodotti nel rispetto dei lavoratori e dell’ambiente. Il sistema – denunciato già nel 2000 nel celebre No logo di Naomi Klein, e sempre più diffuso – prevede la delocalizzazione della produzione in paesi poveri e lontani, e intricati passaggi della merce da un intermediario all’altro fino ad arrivare nelle nostre città, sui banchi del mercato così come nei negozi di marchi famosi.

Molto numerose le zone franche industriali, aree dove i governi attirano investitori stranieri con esenzioni fiscali fino al 100% e manodopera a basso costo. Queste realtà sono diffuse soprattutto in Asia, ma anche in Centro America: in quella di Las Palmeras in Nicaragua, per esempio, lavorano più di 100.000 persone, il 60% delle quali nell’industria tessile. In una fabbrica di questo complesso, 1500 persone cuciono capi d’abbigliamento sportivo per un intermediario taiwanese, che poi li fa arrivare sui mercati nordamericani.

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Sulle condizioni di lavoro nelle fabbriche tessili asiatiche si sono accesi i riflettori quasi un anno fa, quando a Dacca, in Bangladesh, è crollato il Rana Plaza, un palazzo che ospitava laboratori tessili con 3000 lavoratori, causando più di mille morti. A dieci mesi di distanza le pratiche per il risarcimento dei familiari delle vittime e dei feriti sono ancora ferme, e solo pochi dei 27 marchi internazionali (tra i quali Benetton, Zara, H&M) che avevano commissionato articoli ai laboratori del Rana Plaza hanno aderito al fondo per i risarcimenti (per un approfondimento sulla vicenda, si può leggere l’articolo di Emanuele Giordana: http://emgiordana.blogspot.it/2014/02/ce-una-macchia-sulla-nostra-tshirt.html).

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Ecco perché sindacati bengalesi e internazionali hanno lanciato la campagna PAY UP!, per chiedere a tutti i marchi collegati al Rana Plaza o che si riforniscono in Bangladesh di contribuire immediatamente al fondo per le vittime. PAY UP! si inserisce nella più ampia campagna “Clean Clothes Campaign”, in Italia “Abiti puliti”, attiva dal 1998 per ottenere il rispetto dei diritti e il miglioramento della situazione dei lavoratori del tessile, monitorando anche l’attività dei marchi internazionali coinvolti nella delocalizzazione. In Italia la campagna è promossa da Centro Nuovo Modello di Sviluppo, Coordinamento Nord/Sud del Mondo, Fair Trade e Manitese, e vi aderiscono, tra gli altri, Ctm-Altromercato, Fondazione Culturale Responsabilità Etica, Libero Mondo.

La campagna italiana è partita rivolgendosi al marchio italiano coinvolto più noto, Benetton. Per aderire, partecipare e reperire ulteriori informazioni: http://www.abitipuliti.org/index.php?option=com_content&view=section&layout=blog&id=2&Itemid=31